lunedì 26 gennaio 2009

L'alba della pesca in apnea

A proposito di ricordi.....
Com'è nata la pesca in apnea in Italia? Nei post della Tribù si è parlato di pinne, mute, fucili..tutta attrezzatura che è il risultato dell'evoluzione della subacquea, il risultato delle invenzioni di persone che per me sono dei geni...senza i quali il Sesto Continente sarebbe ancora sconosciuto! Ma come si faceva la pesca in apnea nei primi anni del '900?

Ieri sera ho ripreso in mano "Vita da Sub", un libro scritto da Gaetano Cafiero, nel quale è raccontata la storia della subacquea italiana...ed è anche narrata la storia di Luigi Miraglia, professore dell'acquario di Napoli, che ha introdotto in Italia la pesca in apnea...
Il tutto comincia negli anni '30 a Scilla, nello stretto di Messina dove Miraglia apprese da tre fratelli giapponesi una tecnica di pesca subacquea primitiva praticata nell'arcipelago delle isole Rjukju, a sud del Giappone.
Quelli che praticavano questo tipo di pesca erano chiamati sakanaciuki, che vuol dire "infilzatori di pesce". In questo arcipelago c'erano scuole di quest'arte i cui corsi duravano 2 anni.

Cafiero riporta il testo in cui Miraglia descrive l'attrezzatura utilizzata dai sakanaciuki:
"Una lancia di bambù di lunghezza variabile a seconda delle necessità, munita di un puntale d'acciaio privo di alette di ritegno, lungo circa 60 cm e infisso nella canna per un tratto di uguale lunghezza. Delle pinne non se ne aveva idea mentre al posto della maschera (ancora non esisteva) si usavano occhiali di "tipo speciale" a perfetta tenuta d'acqua. Le lenti sono costituite da una lastra di vetro piana incastrata e calafatata in un pezzo di legno. Al posto della stanghetta c'è un pezzo di gomma".
Il testo prosegue con la descrizione della tecnica di immersione e di pesca:

"Il cacciatore cerca di portarsi il più possibile perpendicolarmente alla preda e si immerge facendo una profonda espirazione. Per immergersi messosi in posizione di attenti, porta fuori dell'acqua il busto per accelerare l'immersione. Il corpo nei primi 2 metri di discesa è orientato verso la superficie; con un movimento del braccio sinistro si gira il corpo in modo che la testa si trovi verso il fondo. Appena girato il capo si nuota con le gambe".
Parlando invece della caccia:
"Il braccio destro è semiflesso; quando la punta della lancia è a circa 3 palmi dal bersaglio contemporaneamente si stende il braccio destro, si dà una bracciata col sinistro e un colpo di gambe."

....questo è stato l'inizio di tutto...quante cose sono cambiate...

I testi in corsivo sono tratti da "Vita da sub" di Gaetano Cafiero

2 commenti:

gavriol ha detto...

Ila complimenti bel post ...
Per fortuna una volta c'erano più pesci ed erano meno "smaliziati"
Fantastica la tecnica di immersione.

ilaria - anguilla elettrica ha detto...

Gli infilzatori giapponesi e le donne "ama" che pescavano le perle non erano mica apneisti da poco...magari un prossimo post sarà sulle ama...