venerdì 17 aprile 2009

L'apnea nel mondo

Alcune popolazioni primitive pensano ancora oggi che il Sole ed il Mare siano all'origine di tutte le cose e che dalla loro unione sia nato l'Uomo.
L'uomo da sempre ha considerato l'oceano come una culla ed è per questo motivo che si può dire che la pratica dell'apnea è nata nella notte dei tempi. Esistevano dei tuffatori in apnea almeno già 4500 anni fa: in Mesopotomia sono stati rinvenuti oggetti decorati con perle, i greci ed i romani pescavano le spugne.

La pratica dell'apnea ha origini molto antiche anche in Estremo Oriente dove ancora oggi esistono tuffatori e tuffatrici la cui attività ha come fulcro la raccolta sott'acqua di ostriche, conchiglie e alghe. Questi tuffatori sono gli Ama.
In giapponese antico la parola "ama" significa "oceano"; l'ideogramma per il tuffatore significa "samurai del mare", quello che distingue la tuffatrice significa "donna del mare".
Gli ama maschi si dedicano alla pesca subacquea, mentre le donne si dedicano per lo più alla raccolta di ostriche e crostacei ed è soprattutto a queste ultime che nei tempi moderni si attribuisce il termine ama.


Le ama hanno tre modi per tuffarsi:
  1. Koisodo: è quello più semplice praticato dalle più giovani, apprendiste, e da quelle più anziane prima di smettere di lavorare. Questo tipo di immersione si pratica da riva, non supera i 4-5 m di profondità e dura tra i 15 e i 20 secondi. La donna ha un galleggiante a cui attacca una rete in cui metterà le prede.
  2. Nakaisodo: viene effettuato dalle tuffatrici che hanno praticato per qualche anno la prima tecnica. Le ragazze lavorano in gruppi di 5-10 e da una barca. L'apnea dura 30-45 secondi e arriva fino a 7-8 m.
  3. Oisodo: viene praticato dalle vere professioniste la cui età oscilla tra 20 e 50 anni. Queste tuffatrici raggiungono 25-30 m di profondità. Vengono utilizzati pesi o cinture zavorrate e carrucolate per la risalita.
Solitamente queste ama sembravano sirene perchè si immergevano nude e avevano indosso solo una cintura di corda in cui infilavano un arnese chiamato kaigane, che assomiglia ad un piede di porco e che serve per strappare le ostriche dalla roccia. L'ama entrava in acqua tenendo un peso di 10-15 kg ed era collegata alla barca con un lungo cavo. Giunta sul fondo, la donna lasciava la zavorra, recuperata da chi è in barca, e procedeva alla raccolta; dava poi uno strattone al cavo e veniva issata a bordo.
Attualmente la tecnica non è cambiata a parte il fatto che le ama indossano ora una muta e le pinne.
L'apnea delle ama oisodo oscilla intorno al minuto, quindi in una giornata effettua fino a 100 tuffi intervallati da iperventilazione

Questa è la descrizione fatta delle donne ama da un grande dell'apnea che era Jacques Mayol nell'""UOMO DELFINO"... libro che penso sia la Bibbia di ciascun subacqueo...leggendo le sue parole traspare l'ammirazione che aveva per queste tuffatrici e per tutti quelli che "ritornano" all'acqua perchè "noi siamo come le onde dell'Oceano...diverse l'una dall'altra. Eppure...noi apparteniamo alla stessa acqua"

1 commento:

gavriol ha detto...

Complimenti ILA bel Post...
I pescatori e le pescatrici in apnea mi hanno sempre affascinato ...
Mi ricordo ancora un documentario di Folco Quilici di tanti anni fà che parlava proprio delle AMA