domenica 31 gennaio 2010

Lo squalene e lo sterminio degli squali


Rifacendomi ad un post di qualche tempo di Alessandro in cui si parlava degli squali (per rileggerlo cliccate qui) ecco un'altra notizia allarmante su questo pesce considerato da sempre dominatore dei mari.

Lo squalo non sta scomparendo solo per una pesca spesso spinta solo da superstizione o paura. Il maggiore responsabile per il pericolo di estinzione dello squalo forse è l'industria farmaceutica (in particolare Novartis e GSK).

Dal fegato di squalo si estrae lo squalene, una sostanza che favorisce la risposta immunitaria dell'organismo umano e che viene sempre più utilizzata dall'industria farmaceutica. Lo squalene permette anche di creare dosi di vaccini che contengono meno principi attivi diminuendo i costi di produzione.
Di conseguenza la richiesta di squalene è aumentata a dismisura anche a causa della finta pandemia di influenza A.

Ci sono alternative allo squalene di origine animale? Questa sostanza sarebbe reperibile anche nell'olio di oliva, ma come suggerisce il nome stesso, lo squalene è presente in quantità considerevoli nel fegato di squalo e finora non è stata trovata un'alternativa commerciale valida alla strage di squali.
I migliori produttori di squalene sono gli squali che si trovano a grandi profondità, in particolare quelli che si trovano tra i 300 e i 1500 metri di profondità e vengono catturati con reti a strascico.
In quadro è reso ancora più allarmante dal fatto che questi squali hanno ritmi di riproduzione molto lenti: necessitano di un decennio per arrivare alla maturità sessuale e una volta raggiunta mettono al mondo un piccolo ogni 1-2 anni.

Quindi i nostri mari stanno assistendo alla scomparsa di uno dei predatori più affascinanti solo per la produzione di una sostanza sulla cui effettiva utilità si nutrono seri dubbi (visto che il principio per il quale lo squalene funziona non è così salutare come sembra), prima tra tutti a dubitarne è la Federal Drug Admnistration americana.



Fonte: report online

mercoledì 27 gennaio 2010

Primo rilevamento mondiale di elettrocardiogramma in apnea sotto i ghiacci


Sabato 23 Gennaio l'associazione "5 Terre Academy nel programma di ricerche in medicina subacquea ed iperbarica, che svolge assieme al centro Iperbarico Sassarese diretto dal Prof. Bolognini ha condotto nel lago di Cerreto Laghi a circa 1350 metri di quota la prima rilevazione di un elettrocardiogramma in apnea sotto il ghiaccio.
Questo sarà il primo di una lunga serie di rilevamenti per studiare le risposte del cuore a stress ipossici in ambienti iperbarici.

Complimenti da parte di tutta la Tribù a tutto lo staff che segue questo progetto!!

Per saperne di più:

MONDO APNEA e 5 TERRE ACADEMY

TECNICHE DI PESCA: IL RAZZOLO

Visto che parecchi di voi si stanno avventurando nel mondo delle gare di pesca in apnea, oggi cercherò di scrivere un articolo che riuscirà a togliere qualche dubbio. La PESCA AL RAZZOLO…questa tecnica non è indicata solo a chi fa gare!!!a differenza dell'agguato, dell'aspetto e della pesca in tana, il razzolo non è una tecnica "autentica", ma piuttosto la concomitanza di queste tre diverse metodologie di pesca.

Per praticare il razzolo con successo, pertanto, è necessario sviluppare esperienza in tutte e tre le tecniche pure; in più, dovremo sviluppare enormemente l'istinto, la capacità di interpretare il fondale e quella di individuare le prede. Un buon "razzolatore" è colui che unisce ad un buon "fiuto del pesce" la capacità di improvvisare senza mai dare per scontato nulla delle azioni di pesca.

Diciamo che le aree migliori sono sempre quelle che presentano una costa bassa e frastagliata, che ci permettono spesso di operare sia nel bassofondo che a fondo. Interessanti risultano anche le coste "alte", e cioè i promontori che offrono cigliate e franate. La maggior parte delle azioni si praticano "a vista", e nel bassofondo l'agguato fatto con apnee brevi porta ad avvistamenti e catture. Segnali come la presenza di mangianza o l'avvistamento di predoni nei dintorni offrono occasioni per l'aspetto. Se si avvistano prede in prossimità di pietre e massi, opteremo per un'azione in tana, ma ci si potranno presentare anche occasioni di pesca in caduta e di tiro al libero.

COME SI EFFETTUA?

Pescando al razzolo è fondamentale imparare a "scandagliare" il fondale, ossia ad osservare il fondo prestando attenzione anche ai minimi particolari. Questa attenta osservazione potrà portarci ad avvistare le prede, nel qual caso potremo tentarne la cattura, oppure ci potrà permettere di cogliere segnali che ne denunciano la possibile presenza, nel qual caso procederemo ad un'ispezione più accurata.

Capiterà spesso delle occasioni di cattura in caduta o con tiro al libero. In fase di discesa può accadere di avvistare nella nostra verticale una cernia a candela (attenzione da non catturare in gara), qualche tanuta di peso, dei cefali che si presentano un pò alti sul fondo, qualche tordo corpulento o altre prede.

In caso di un avvistamento di questo tipo, discesa o planata vanno interrotte a favore di una discesa a foglia morta, che potrà permetterci di tentare un tiro in caduta o al volo. Il migliore avanzamento sulle prede è in diagonale anziché dalla verticale.
Così facendo, sebbene l'avanzamento avviene in acqua libera e quindi allo scoperto, le possibilità di portare a tiro l'eventuale preda aumentano notevolmente. La posizione così assunta ci permette di risultare meno visibili alla preda, perché offriremo alla sua visuale una massa minore; bloccare la pinneggiata, poi, riduce in modo sensibile le vibrazioni percepite dai pesci grazie alla linea laterale.

Occorre essere polivalenti e saper mettere a frutto le esperienze maturate in tante catture effettuate nelle condizioni meteo più disparate. Difficilmente potremo ritenerci buoni razzolatori senza un adeguato bagaglio di esperienza. Le doti fisiche in sé non garantiscono alcun successo di cattura, al pari di azioni spinte al limite della profondità operativa o le apnee esasperate. E' il bagaglio d'esperienza che gioca a favore del pescatore, e la miglior cosa che si possa fare è sempre valutare e memorizzare le esperienze positive e negative del passato, per evitare di effettuare scelte di caccia sbagliate.

CONCENTRAZIONE

A differenza delle altre tecniche, che permettono di preparare il tuffo minuziosamente, nella pesca al razzolo dovremo restare concentrati durante l'intero arco della pescata.
Razzolando, l'imprevisto e la sorpresa saranno una vera costante nell'arco dell'intera pescata, e per questo non sempre avremo la possibilità di preparare un tuffo. Bisogna essere perennemente pronti ed attenti a sfruttare le occasioni che a volte si presentano in brevissimi attimi. Occorre mantenere la massima concentrazione anche in superficie, dove, come a fondo, non smetteremo mai di guardarci intorno e di prestare attenzione ad ogni dettaglio. L'istinto giocherà un ruolo di primo piano, così come l'esperienza, che matureremo anche con errori e scelte controproducenti.

RICORDATE SEMPRE…..SBAGLIANDO S'IMPARA!!!

Bisogna memorizzare sempre gli errori per cercare di correggere in futuro quegli elementi dell'azione che hanno causato l'insuccesso. Al razzolo si arriva dopo avere maturato esperienze nelle tecniche "pure". Inoltre, come accennavo, i momenti di spensieratezza portano a commettere degli errori o perdere delle occasioni, e per questo sono da evitare.

A QUALI PROFONDITA’ DEVO OPERARE???

Il buon razzolatore dovrà sempre evitare di operare a quote esageratamente profonde, posso tranquillamente affermare che la batimetrica più congeniale per i più abili è fissata nella quota media dei 15 metri, con picchiate assistite più a fondo ma anche incursioni in poche spanne d'acqua. Saranno il fondale e la batimetrica a guidarci nei luoghi in cui operare.

Da tenere sempre all’occhio è il fondale che ci troviamo sotto la pancia!!!!! Ad esempio, una zona mista di posidonia e roccia può offrire occasioni di cattura di tordi e salpe in basso fondale, mentre più a fondo le zone di questa tipologia possono offrire occasioni di cattura di saraghi, corvine, tordi, tanute, mostelle, murene o cefali.

Per diventare bravi razzolatori, bisogna imparare a sfruttare ogni occasione e a non commettere l'errore di sperare in altri incontri. Quando ci si trova di fronte ad una preda degna si deve sempre avere la necessaria lucidità per premere il grilletto!!!

QUALI FUCILI USARE??

Le armi da portare con sé in una battuta al razzolo saranno preferibilmente due: una corta, adatta alla tana, ed una più lunga, da usare nelle altre circostanze. Trattandosi di una tecnica mista, si può cambiare spesso l'arma in base alle caratteristiche del fondo. Personalmente, preferisco impostare, se l’acqua lo permette, l'intera pescata impugnando un arbalete da 90 armato con un mulinello di ridotte dimensioni, ma vi dirò che stò rivalutando anche l’arbalete da 83 una via di mezzo tra brandeggiabilità e potenza….ma si tratta di una scelta dettata dal gusto personale e dal tipo dei nostri fondali. Spesso scendo a un corto arbalete da 70 armato di fiocinella in condizioni di visibilità scarsa o di pesca in zone di grotto…con questo fucile ho catturato davvero di tutto. Dal marvizzo, al branzino di 4 kg

lunedì 25 gennaio 2010

Prima del 2010

Dopo tante giornate con codizioni meteo marine avverse e dopo aver dovuto rinunciare all'invito del comandante Gavry di sabato ecco che riesco a farmi la prima pescata del 2010: è domenica e purtroppo per anticipare e fregare i cannisti devo fare l'alba.... che freddo!! mi dirigo sul posto fiducioso date le buone condizioni con un adorabile torbidino.... pratico subito la tecnica che uso in quella zona: tuffi con doppio aspetto uno sul fondo a 6 ml., cauta risalita e aspetto finale in poca acqua.... e proprio in uno di questi ultimi che riesco ad incuriosire una bella spigola in caccia..... la vedo avvicinarsi al limite della visibilità con il suo testone diretta decisa verso me.... non gira.... penso: dai dammi un lato che ti demolisco!!! e poi a 50 cm. dalla punta del mio fedele omer XXV carbon 75 fa la sua mossa che la porta ad una rapida morte.... cavetto e via... giusto in tempo.... i cannisti si stavano già piazzando sugli scogli.... bella bestiola di 4,5 kg.
ciao france

venerdì 22 gennaio 2010

PROPULSORI…….AL METRO…..

Per anni gli elastici cosiddetti “IMBOCCOLATI” hanno rappresentato il punto di riferimento per costruttori ed utilizzatori. Si tratta di due elastici di pari lunghezza, con agli estremi delle ghiere filettate, per poter cosi essere avvitati nelle testate tradizionali, da un lato, e sulle ogive dall’altro; tali ghiere possono essere principalmente di due elementi: • metallo (acciaio, alluminio, lega) • tecnopolimero Le prime sono ormai poco usate forse per il seguente motivo, sono sì molto solide, ma spesso hanno l’inconveniente di bloccarsi in testata o nelle ogive qualora queste fossero anch’esse metalliche creando il cosiddetto “fiore” ossia l’ossidazione dell’elemento metallico in questo caso bisogna ricordare che si potrebbe verificare un fenomeno di corrosione del metallo meno nobile tra i due (dovuto alle correnti galvaniche). Da qualche anno a questa parte, il mercato dei fucili si è sempre più rivolto a soluzioni che prevedevano la “testata aperta” o “australiana” che quindi implica l’utilizzo dell’elastico circolare. Per avere una sorta di personalizzazione dei propri elastici, sia per fattori balistici che fisici rivolti a qualunque tipologia di pescatore, attualmente il commercio propone nuove soluzioni per gli amanti del fai da te;

L’ELASTICO…AL METRO.

Si tratta di una gomma da tagliare a seconda dei propri “gusti” scegliendo tra una ampia gamma di diametri e colori:

DIAMETRO:
agli albori dei fucili arbalete si poteva disporre di solamente due tipi di diametri (16 o 20 mm), poi il mercato ha cominciato a proporre elastici di diametro diciamo big (21mm), intermedio (17/17.5/19mm) e in qualche caso anche slim (tipicamente 14 e 15mm).
Penso tuttavia che, a parità di qualità della mescola e di diametro interno (ovvero quello dell’anima vuota dell’elastico), un elastico di diametro superiore garantisce un carico maggiore in virtù dell’aumentata quantità di gomma, ma supponendo di utilizzare la stessa mescola, passando da un elastico da 16 a uno da 20, non necessariamente avrò il 20% di carico in più, come ci si potrebbe aspettare dall’aumento di diametro esterno pari al 20%.

COLORE:
questo fattore proviene dalla conseguente immissione da parte delle ditte fornitrici, nella mescola di lattice di cui è fatto l’elastico, di particolari additivi chimici che inevitabilmente vanno a modificare qualità e comportamento finale dell’elastico.
Nel caso di elastico “non additivato”, il colore tipico è ambra: in questo caso siamo di fronte a un elastico 100% latex; in cui spesso l’additivo consiste in un semplice pigmento liquido, nero, che avrebbe lo scopo di rendere l’elastico meno sensibile ai Raggi UV che deteriorano le prestazioni, riducendo la caratteristica reattività degli elastomeri. In altri casi, gli additivi sono prodotti chimici che agendo sulla struttura molecolare dell’elastico, hanno il fine di modificare la “reattività” dell’elastico secondo specifiche esigenze: è il caso, ad esempio, degli elastici particolarmente esplosivi che prevedono un rilascio abbastanza secco dell’energia; questo tipo di elastico è ricercato da chi pesca all’agguato e/o all’aspetto in acqua bassa e/o con acqua torbida, dove ci si trova quasi sempre ad eseguire tiri corti e al volo; al contrario, chi pratica l’aspetto puro, specie se fondo, predilige elastici che rilasciano l’energia in maniera più progressiva per un tiro lungo ed efficace anche alla fine della gittata utile.


DETTO QUESTO….COME POSSIAMO CREARE I NOSTRI ELASTICI????


Innanzitutto, tiriamo fuori la famosa formuletta che determina quanto deve essere lungo il nostro elastico:
[ L = D x 2 / FA ]

dove:

• L è la lunghezza del circolare (in cm)
• D è la distanza tra il foro in testata e la tacca più vicina al codolo (in cm)
• FA è il cosiddetto Fattore di Allungamento che, secondo quanto detto sopra, deve avere un valore compreso tra 3 e 3,5 (ATTENZIONE!!! PIU ALTO E’ IL F.A. PIU AVREMO ELASTICI “TIRATI”!!!!)

Il consiglio generale è quello di partire con un fattore non troppo elevato: se il tiro dovesse risultare lento, sarà sufficiente accorciare l'elastico di qualche cm!

I fattori da tenere in considerazione per la scelta di FA sono:

• il diametro dell'elastico
• la qualità della mescola
• la lunghezza dell'ogiva

Riguardo il primo fattore, risulta abbastanza chiaro che diametro maggiore significa una maggiore quantità di energia immagazzinata dall'elastico; di conseguenza per un elastico da 16 useremo un FA maggiore che nel caso di elastici da 20, a parità di qualità della mescola.

Riguardo quest'ultima, c'è da segnalare per le gomme "additivate" al fine di renderle più rigide sarà bene usare un FA non molto alto: diversamente avremo un tiro troppo bruciante, per non parlare del grande sforzo necessario per caricare l'arbalete.

Infine l'ogiva: a parità di elastico, una ogiva "corta" comporta una maggiore tensione dello stesso; in linea di massima non è un fattore determinante, ma per un calcolo preciso occorre tenerne conto.

Conicizzare le estremità dell'elastico:

Al fine di facilitare l'inserimento dell'ogiva all'interno dell'elastico, se ne conicizzano le due estremità; questa operazione può essere eseguita con una moletta da banco, con un platorello (disco con carta vetro da montare sul trapano) o, al limite, con delle forbici ben affilate.



Se si opta per l’uso della mola da banco, per facilitare e ottimizzare tale operazione, conviene infilare nell'elastico un chiodo da 40 o 50 mm; si appoggia quindi la terminazione dell'elastico alla superficie del disco in rotazione, con una angolazione di circa 45°, facendo ruotare l'elastico intorno al suo asse con velocità costante: in questo modo si otterrà un consumo omogeneo e la terminazione dell’elastico prenderà la forma della punta di una matita.

PREPARAZIONE DELL’OGIVA….

Per quanto riguarda il discorso ogive ci sono due possibilità:

• Comprare ogive con braccia e archetto metallico (es. smoby by seatec)

• Costruirsele con creando due asolette in dyneema



Vediamo come fare per realizzare quelle in dyneema…

Innanzitutto occorre utilizzare del Dyneema (o altra treccia molto resistente) da almeno 2 mm di spessore: in questo modo si eviteranno incresciosi “sboccolamenti”.

Ecco il nodo per creare le asolette:









Tagliate le eccedenze di filo, bruciate le estremità con un accendino, schiacciando la parte ancora calda contro una superficie piatta, per “saldare” tra loro le estremità sciolte dal calore della fiamma.



Adesso ci si procura un pochino di sapone liquido, così da lubrificare la testa del nodo e facilitarne l'inserimento nelle estremità dell'elastico

Si infilano poi le asolette nelle terminazioni dell'elastico.





Per bloccare in sede le due asolette si utilizza il cosiddetto Constrinctor Knot, un nodo in grado di serrare l'elastico con estrema tenacia.


ATTENZIONE….per evitare di segare l’elastico col dyneema, invito tutti a strofinare sul filo una candela, cosi da agire come frizione nello strozzamento dell'elastico.


E' fondamentale importanza stringere con forza il nodo!!!

• se eseguite l'operazione in due, afferrate saldamente le estremità del filo, mettetevi “piede contro piede” e tirate verso di se finchè il nodo non raggiunge il “fine corsa”, ovvero una situazione in cui anche se si tira oltre, il nodo non strozza più;
• se siete da soli, aiutatevi con una morsa oppure con il manico di un martello: si arrotola una estremità attorno al manico e si afferra l'altra con una pinza; mettete il manico sotto i piedi e tirate!!!!

Fatto ciò si tagliano le eccedenze e si bruciano i baffi con l’accendino così da bloccare il nodo.



E ecco a voi realizzato il vostro elastico …… SU MISURA!!!

Nuovi arrivi OMER SUB da Gianni Dalla Colombina


Ecco una notizia che sicuramente interesserà parecchi di voi!


Da "DallaColombina" sono finalmente arrivate le mute CAMO 3D di OmerSub di tutti gli spessori, è anche arrivata la maggior parte degli accessori 3D.

Ma quali sono le caratteristiche del mimetico 3D? Questo tipo di mimetico riporta fedelmente i particolari del fondale marino..insomma..uno spettacolo!!


Quindi cosa aspettate ad andare a vedere tutti questi articoli?! Gianni vi aspetta nel suo negozio "Dalla Colombina" in via Gerini 11 a Lerici.


Se avete paura di non trovare posto per la macchina in quel di Lerici non temete! Il negozio dispone di un parcheggio privato e si trova a solo 200 mt dai parcheggi periferici al varco del tunnel. Vi ricordiamo che il sabato è necessario fare il foglio per entrare a Lerici con la macchina.

giovedì 21 gennaio 2010

A PESCA COL FREDDO…… LA SPIGOLA!!

Con la stagione fredda alle porte, le coste ritornano deserte senza il rumori di turisti e pericoli di imbarcazioni e l'aspetto selvaggio del mare riprende ad esercitare un irresistibile richiamo per tutti i subacquei.

Durante questa stagione potremo affrontare il mare nella sua condizione meno accogliente, troveremo spesso mare mosso, scarsa visibilità e giornate fredde che faranno strabuzzare gli occhi al nostro vicino il quale, vedendoci partire con fucile, borsone e piombi verso il mare, farà strani riferimenti alle case di cura per matti.

Queste condizioni critiche, ci danno la possibilità di migliorare tecniche di pesca e tiro in acqua bassa, in condizioni climatiche non ottimali a volte pessime, si rafforzerà la nostra esperienza e il nostro atteggiamento mentale in previsione della prossima estate.

A parte l'utilità in termini di miglioramento generale, mentale e fisico, la pesca invernale ci potrà regalare anche grosse soddisfazioni dal punto di vista venatorio; infatti con l’arrivo delle prime sbiancate di neve sui monti, il raffreddarsi dell’acqua, la regina dell'inverno la spigola, potrà essere uno dei nostri obbiettivi principali, e potrà fare nuovamente strabuzzare gli occhi sempre al nostro vicino, che, alla nostra prossima partenza per il mare, avrà meno voglia di parlare e molta più voglia di capire……


Vediamo schematicamente dove potremo andare a cercare questo pesce.
Per semplificare e cercare di comunicare il massimo delle informazioni ai lettori ho scelto il seguente tipo di schematizzazione che prende in considerazione la costa più comunemente presente nei nostri litorali:

COSTE ROCCIOSE

CONDIZIONI METEOMARINE IDEALI: mare leggermente mosso con risacca e preferibilmente venti meridionali. E' fondamentale osservare l'orario delle maree. Avremo più chances nei momenti di "mossa" della marea e cioè quando l'acqua comincerà a crescere verso l'alta marea o quando comincerà a scendere verso la bassa. In pratica le due ore centrali tra il massimo ed il minimo livello di marea sono quelle dove nell'acqua bassa del sottocosta roccioso c'è il maggior afflusso di pesce.
TECNICA DI PESCA PRINCIPALE: Aspetto in acqua bassa. Si tratta di scorrere paralleli la costa cercando di effettuare aspetti ogni 15 - 20 mt, ben nascosti ed attenti a tutte le direzioni. Premetto che non sono un amante dei lunghi aspetti e credo che sia più redditizio fare piu aspetti con la conseguenza di ridurre i tempi di recupero senza esagerare…

Se c’è una leggera onda di risacca...potremo effettuare anche agguati tra un sasso e l’altro e magari lungo il tragitto dedicare più attenzione ai canaloni presenti…è proprio li che ogni tanto incocceremo la regina.


PARTICOLARI TRUCCHI D'ESPERIENZA: Quando troveremo delle spiaggette di sabbia e ciottoli dovremo effettuare un primo tentativo sul margine della cala. Poi cercheremo di allargare leggermente per portare un aspetto al centro della caletta facendo molta attenzione alla costa, spesso infatti la spigola verrà dall'acqua bassa a terra.
In corrispondenza di rivoli o foci di acque dolci avremo più possibilità di trovare questo pesce, che ama molto questo tipo di costa. Nel momento in cui si avvista una spigola "distratta", potremo tentare di incuriosirla con richiami sonori e visivi (ad esempio piccola bollicina).
Non dimentichiamoci che la spigola, specialmente in inverno, può anche intanarsi e per questo dovremo visitare le tane più belle, che potranno riservarci piacevoli sorprese.

Ma adesso parliamo delle attrezzature più consone per la cattura di questo serranide:

Intanto dovremo fare i conti con condizioni meteomarine particolarmente avverse.

Il consiglio che mi sento di dare, istintivamente sulla base della mia esperienza personale, è quello di adoperare mute in neoprene molto morbide e calde (le mute in spaccato molto calde e dal pregio di asciugarsi subito durante gli spostamenti in gommone). Queste mute sono molto delicate e vanno indossate con l'aiuto di acqua calda saponata (operazione non propriamente gradevole), ma una volta in acqua avremo un ottimo grado di comfort e calore.

Tralasciando i materiali che il mercato offre, suggerirei di provare a scendere in acqua con una giacca da 7 mm, un pantalone da 5 mm e un paio di bermuda in neoprene (3 mm) da indossare sopra la muta, in modo da coprire completamente la vita e la parte alta delle gambe (così da azzerare totalmente le infiltrazioni di acqua ghiacciata a livello di vita).

Guanti e calzari in neoprene da 3 mm e perché no magari da 5 mm termineranno le nostre protezioni termiche.

Per la zavorra, dovremo tenere conto del tipo di pesca che andremo ad affrontare, che spesso si effettua in acqua bassa ed in condizioni di mare mosso. Per questo motivo andremo a utilizzare uno schienalino del peso massimo di 4 Kg e due cavigliere da 250, 300 grammi. Mi raccomando di stare sempre attenti a non esagerare, cercando di scegliere un compromesso tra galleggiabilità = (riposo in superficie) e stabilità una volta raggiunto il fondo.

Il fucile compagno delle battute invernali sarà un bell'arbalete da 90 cm, da rimpiazzare con un 75 o magari un 80 nelle giornate di mare particolarmente torbido.

Spero di essere stato utile e che dire….IN C..O ALLA BALENA!!!!

lunedì 18 gennaio 2010

APNEA e ARA


Una delle domande che vengono fatte durante i corsi è questa:
Quanto tempo deve passare tra una immersione in ARA ed una immersione in APNEA ???
Cerchiamo di rispondere in base a quanto consiglia il DAN (divers alert network)
Ogni immersione ad aria comporta una certa produzione di microbolle circolanti, che perdurano per 40-60 minuti dopo l'emersione. Se, durante questo periodo, si compie un'immersione in apnea, specie se profonda, le bolle circolanti in ambito venoso possono essere compresse (legge di Boyle e Mariotte) e superare il filtro polmonare, entrando in circolo arterioso.
La successiva rapida espansione in risalita può, ovviamente, provocare guai anche seri.
Se, poi, le immersioni in apnea sono profonde, ripetute e ravvicinate, si potrebbe anche avere un ulteriore accumulo di gas inerte (legge di Henry).
Il periodo minimo consigliato prima di immergersi in apnea è di 20-30 minuti dopo un'immersione in ARA, tempo che coincide con il picco di presenza di bolle circolanti, ma è prudente attendere almeno 60 minuti, periodo dopo il quale la rilevazione di bolle circolanti è minima.

Logicamente più tempo passiamo in superficie più ci liberiamo dall'inerte accumulato (azoto) minori sono i rischi nell'effetuare una immersione in APNEA

domenica 17 gennaio 2010

E' COMINCIATA LA FIERA MARE BLU











COME ANNUNCIATO IERI, ABBIAMO INIZIATO L' AVVENTURA CON LA FIERA NAUTICA, DOBBIAMO DIRE CHE QUASI TUTTI I VISITATORI ERANO INTERESSATI OLTRE CHE ALLE IMBARCAZIONI ANCHE AI VOLANTINI DELL' APNEA TRIBU', SONO ANDATI A RUBA........SPERIAMO CHE VADA BENE.....CIAO DA CARLO E SIMO.

RICORDATEVI STAND SEAMOTORS

sabato 16 gennaio 2010

Aspettando tempi migliori....

Ormai è da un pò troppo tempo che il brutto tempo ci perseguita...

Nell'attesa di rimettere le pinne in acqua ecco 3 video: i primi sono stati girati a Calafuria e hanno per protagonista una cernia non troppo socievole, il terzo a Portofino.


BUONA VISIONE!!

venerdì 15 gennaio 2010

PRESENZA IN FIERA



RICORDO A TUTTI GLI AMICI DI APNEA TRIBU' CHE SIAMO PRESENTI IN FIERA INTERNAZIONALI MARMI MACCHINE PRESSO LO STAND SEAMOTORS CONCESSIONARIO E ASSISTENZA PER LA PROVINCIA DI MASSA CARRARA DI PRODOTTI SELVA MARINE
  • IMBARCAZIONI IN VETRORESINA
  • BATTELLI PNEUMATICI
  • MOTORI MARINI
INOLTRE CONCESSIONARI DI ZONA DI:
  • BOAT GROUP
  • MARINO COSTRUZIONI NAUTICHE
  • LOMBARDINI MARINE
  • WOLKSWAGEN MARINE

MareBlu: Mostra mercato della nautica da diporto

Dal 16/01 Al 24/01

martedì 12 gennaio 2010

I delfini riconoscono i nomi ..."come i Sapiens"

Il loro “linguaggio” è allo studio da molto tempo e non solo per motivi che riguardano la biologia marina o l’ecologia, ma anche perché, per la loro spiccata intelligenza, possano essere “usati” per scopi bellici…magari come kamikaze portabombe…
La specie più studiata è il Tursiope (Tursiops truncatus), che non è l’unica presente nei nostri mari ma che è diventata un pò il “delfino”per antonomasia. I Tursiopi sono studiati da varie Università in tutto il mondo.
Grazie ai loro studi, oggi sappiamo che emettono 3 tipi di suoni: fischi, click e scricchiolii, questi ultimi simili all’abbaiare dei cani. Mentre i click”, ad alta frequenza, funzionano da sonar e vengono lanciati per localizzare qualcosa in mare, anche a notevoli distanze (un pò come servissero da radar o come fanno i pipistrelli con l’eco-localizzazione), fischi e scricchiolii servono a “comunicare”, ovvero a scambiare informazioni con altri individui della loro stessa specie.
Ogni tursiope inoltre, ha una propria voce/fischio caratteristica, chiamata “firma” che può essere anche modulata in vari modi.
Un pò come succede quando pronunciamo il nostro nome, il suono del nome è sempre caratterizzato da un timbro, che fa riconoscere la voce come nostra, rispetto a quella di un altro individuo e, spesso, anche da un “accento” regionale.
Per essere più chiari, se parliamo in inglese a un nostro amico che non conosce questa lingua, egli comunque riconoscerà la nostra voce e saprà comunque chi gli sta parlando.
Nelle acque della Baia di Sarasota, in Florida, alcuni ricercatori dell’Università della Nord Carolina hanno potuto accertare che il fischio che serve da “firma”, ovvero il nome del delfino, può essere riconosciuto come emesso soltanto da quel particolare individuo.
Per provare ciò, i ricercatori hanno registrato il suono completo emesso dai Tursiopi appartenenti a un determinato branco (il fischio e le altre modulazioni) in cui erano presenti individui legati da rapporti di parentela; l’hanno “pulito” dalle intonazioni (l’accento) e lo hanno rilanciato sott’acqua con degli appositi altoparlanti.
Il risultato è stato che in 9 casi su 14 i cetacei hanno dimostrato di riconoscere “il parente”.
Insomma, secondo i ricercatori, i delfini sembra usino i fischi come segnali “referenziali”, come lo sono le parole dei nomi, che possono essere compresi comunque dal timbro di voce e che ne fanno identificare il proprietario, anche se pronunciati in una lingua diversa e con o senza un accento dialettale. Per quanti fischi ci siano nel branco dunque, e con qualunque intonazione
vengano emessi, i delfini sembra che riescano a…dare un nome e cognome a chi li emette.

lunedì 11 gennaio 2010

LA TRIBU' sul numero di Gennaio di Pesca in Apnea

Poche righe per dirvi che in Pesca in Apnea di Gennaio siamo presenti con i Nostri Corsi e le Nostre iniziative tramite l'intervista a Gianni della Colombina con cui collaboriamo.



Che dire ...grazie Gianni !!!

domenica 10 gennaio 2010

Sono tornato


Come dice il titolo sono tornato e devo dirvi che mi sono rilassato parecchio, anche a quota 3000mt in località Livigno sono riuscito a divulgare notizie sull'apnea pura e sulla pesca in apnea e sui corsi ARA che fa la Tribù.
Poi per quanto riguarda i corsi in apnea ho spiegato il tipo di allenamento che facciamo: da principio quando spiegavo di che cosa si trattasse a dei conoscenti eravamo nelle vicinanze di una cooperativa alimentare, mentre spiegavo di cosa si trattava, della visita al parco delle 5 terre mi si era formato un capanello di gente tutt'attorno e solo dopo un pò mi sono reso conto di quanta gente avevo intorno, non che la cosa mi sia dispiaciuta anzi mi a fatto molto piacere perchè alcune persone anno voluto saperne un pò di più sulla nostra attività apneistica, io ho cercato di rispondere al meglio fin dove potevo, poi per far crescere l'interesse ho dato l'indirizzo del blog spero che non vi dispiaccia, o per meglio dire più gente ci guarda o per meglio dire ci segue l'apnea e la pesca in apnea spero che faccia breccia su chi di dovere o per lo meno di sensibilizzare la gente e riuscire a far capire che la pesca in apnea e UNA DELLE PESCHE PIù SELETTIVE E COMPATIBILI CON L'AMBIENTE.

by il grande giano.

sabato 9 gennaio 2010

Intervista al sig."ELITE" Alessandro Picasso

Picasso apre Elite, la nuova frontiera del neoprene.
Alessandro Picasso è da 30 anni un personaggio nel panorama della pesca subacquea; dal lontano 1976 cominciò la produzione delle mute in neoprene, prima in Italia e poi dal 1988 in Spagna dove si trasferisce in Costa Brava motivato anche per la bellezza del mare.
Per 15 anni si associa con un imprenditore Portoghese e nasce Picasso-Latomis che sviluppa una gamma completa di prodotti che diventano famosi in tutto il mondo.
Sfortunatamente a poco a poco le motivazioni della società sono andate diminuendo, e tenendo la possibilità, la ditta è stata venduta a un altro impresario portoghese.

Domandiamo ad Alessandro Picasso rispetto a questa decisione e ai suoi progetti: Rispetto alla vendita della ditta, una scelta sofferta immaginiamo?
Da parte mia varie vicende ed episodi mi avevano già indotto a cercare alternative, quindi in un certo senso la scelta è stata obbligata. Sofferta senza dubbio, ma con lo stimolo di un nuovo progetto il mio entusiasmo è tornato alle stelle, mi sento molto meglio e soprattutto motivato: sotto questo aspetto reputo il cambiamento qualcosa di positivo.

Ricominciare da capo non deve essere semplice, mai avuto dubbi?
In principio, rimanendo solo, avevo pensato di abbandonare questo mercato che in parte mi aveva deluso, ma poi, pensandoci bene, non mi andava di buttare via trent’anni di esperienza vissuta sul campo con tanto sacrificio, e ripartire con nuovi ideali e obiettivi ma soprattutto da solo ha rappresentato uno stimolo in più.

Con quali obiettivi?
Semplice: continuare a fare da solo quello per il quale sono sempre stato famoso, le mute in neoprene. Da trenta anni fabbrico mute in neoprene che molti ritengono le migliori del mondo e una delle ragioni dei mie problemi con il mio socio portoghese è stato che lui si era ossessionato con produrre le mute in Cina, abbiamo avuto tanti problemi con la produzione in Cina che uno dei concetti fondamentali del mio nuovo progetto è fabbricare solo in Spagna. Desidero che la produzione sia sempre controllata in tutte le sue fasi per dare un prodotto superiore, inoltre qualunque problema si puo’ risolvere in pochissimo tempo.

Come si chiama il nuovo marchio?


"Elite "


Che tipo di mute fabbricherà ELITE?
Fabbricheremo, ovviamente, solo mute e accessori di neoprene per la pesca sub, foderato mimetico/spaccato, che abbiamo in 4 mimetici differenti, verde-rosso/grigio/ marrone e blu in 3 diversi spessori, e ovviamente il mio "CHICLE"

Chicle? Ci spiega di cosa si tratta?
E’ una muta che ho inventato dopo i Campionati Mondiali di Mallorca del 1992 dopo che una mia amica che faceva da barcaiolo alla squadra giapponese mi fece vedere la muta che utilizzavano, si trattava di un neoprene molto particolare, liscio all’esterno, dall’incredibile morbidezza ed elasticità. Era la stessa muta impiegata dalle pescatrici di perle "AMA". Mi innamorai all’istante di questo tipo di neoprene ed iniziai degli studi particolari nella confezione di nuove mute che in poco tempo divennero un punto di riferimento per i migliori pescatori.

Si ma perchè Chicle?
L’origine del nome è curioso; dopo una delle prime produzioni incontrai l’amico Albert March al quale sottoposi l’attenzione per la nuova muta facendogli vedere uno dei primi prototipi. Albert rimase colpito dal tipo di materiale e mi disse: " è incredibilmente morbida, sembra un chicle" che nella nostra lingua significa gomma da masticare (Chewin gum). Ecco, da qui, le mute confezionate con il mio neoprene sono rimaste mute in Chicle!

Che importanza ha questo modello nella produzione di "ELITE" ?
Il chicle è la punta di diamante della nostra produzione e la muta che mi ha dato e mi dà più soddisfazioni. Il nuovo modello 20.10 extra morbido e con il suo nuovo disegno specialmente anatomico e la nuova mimetizzazione multicolore sta avendo un grande successo tra i pescatori più esigenti . Per me è una grande soddisfazione quando mi chiamano bravissimi pescatori e mi dicono che il Chicle 20.10 è eccezionale.

Com’ è organizzata la distribuzione Italiana di Elite?
Come in altri paesi non mi interessa la distribuzione a tappeto, preferisco pochi punti di vendita molto specializzati che sviluppino il nostro mercato

Ci spiega come avviene lo sviluppo di un prodotto?
Essendo un pescatore sviluppo personalmente l’idea e la provo in mare, fortunatamente ho un mare meraviglioso a 10 minuti di casa e queste prove sono veramente "dure", poi ci sono degli amici fidati ai quali faccio provare i materiali per avere uno scambio di impressioni che aiutano a sviluppare un prodotto migliore. Pepe Vina, che pesca assiduamente tutti i giorni è il miglior test per i nostri prodotti e ci aiuta ad apportare anche piccole modifiche che differenziano un prodotto ottimo da uno mediocre.

Alessandro ci racconti un pò di lei: cosa le rappresenta la pesca subacquea?
La pesca è sempre stata la mia vita e oggi rappresenta la mia seconda giovinezza. Per varie ragioni sono stato per tre anni senza andare in mare, questa nuova sfida mi ha fatto tornare alla pesca e sinceramente ho avuto, nei primi mesi, qualche dubbio e molte perplessità rispetto a poter tornare alla forma di prima. Per fortuna e con grande soddisfazione, la forma fisica è tornata la di sempre.

Che tipo di pesca preferisce?
La pesca che prediligo è senza dubbio l’aspetto, a qualunque profondità la capacità di incuriosire ogni tipo di pesce per portarlo a tiro è senza dubbio una sensazione speciale.
Inoltre ogni specie ha differenti reazioni e ogni stagione ha la sua maniera di farlo quindi per me che adoro cambiare, l’ aspetto è perfetto.

Che fondali preferisce?
Dove vivo abbiamo tutti i tipi di fondali più o meno impegnativi.
In primavera ed in estate adoro pescare fondo abbiamo fondali particolarnmente impegnativi con secche abbastanza profonde ma con tanti dentici. Certo la profondità non deve fare dimenticare la sicurezza, ogni pescata deve essere condotta entro i propri limiti che possono variare da un giorno all’altro. La consapevolezza e conoscenza di se stessi è alla base di una pesca intelligente senza rischi.

Quali sono le più importanti catture che ricorda?
Una cernia di 32 chili presa in caduta a -35 metri e un dentice di 7,5 chilogrammi preso in -5 metri in Marocco. Quest’ultima, in particolar modo, testimonia quanto non serva sempre andare fondi a cercare pesce.

Ultima domanda pesca e ambiente, un connubio possibile?
Certamente, l’unica cosa è che ci vogliono le leggi giuste e chi le fa rispettare. Però leggi giuste che non pregiudichino i pesca sub a favore dei professionisti, si è provato in tutte le sedi che noi non diamo un grande danno all'ambiente.
Un esempio:
In estate c’ è una barca di professionisti che con un sistema permesso ma che non spiegherò, catturano in un giorno , fino a 70-90 dentici da 2 a 5 kg.!!!

Di quanti anni ho bisogno per prendere 70 dentici ???

Ricordiamo che Rivenditore del marchio ELITE è il negozio di GIANNI DALLA COLOMBINA

venerdì 8 gennaio 2010

La magia del respiro

Il 2010 sarà un anno ricco di eventi ed iniziative...abbiamo deciso di non perdere tempo e...

VENERDI' 22 GENNAIO ALLE ORE 21.OO

si terrà il seminario "La magia del respiro" presso il Centro Yoga e Benessere Olistico di Arcola.
Perchè una serata dedicata alla respirazione? Perchè, come diciamo sempre durante i nostri corsi di apnea, bisogna sapere respirare correttamente per poi trattenere il fiato, ma anche perchè l'immersione è un viaggio all'interno di noi stessi e acquisire la consapevolezza del proprio respiro permette di avere consapevolezza interiore.
Poi naturalmente ci sono anche dei benefici fisici di cui abbiamo parlato nell'ultimo post pubblicato sullo sciamano.

Il seminario, aperto a tutti subacquei e "terrestri", sarà della durata di circa 2 ore e verrà condotto dalla maestra yoga Franca Tulipani che, con il suo solito immenso entusiasmo, mette a disposizione la sua grande esperienza per accompagnarci in questo viaggio sull'onda del respiro.

Il seminario sarà a numero chiuso: il tetto massimo di partecipanti è fissato a 12 persone. Di conseguenza la prenotazione è obbligatoria e il pagamento è anticipato. A fine serata verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
Per maggiori informazioni:
Ilaria - 3385280545
Alessandro - 3286632906

mercoledì 6 gennaio 2010

Silenzio...

E un pò di tempo che non vado in mare e stavo pensando a quanto mi manca !!!...
Ma cosa mi manca ?...

Ve lo siete mai chiesto cosa ci spinge verso il mare e verso l'immersione?...

Penso ci spinga il ... Silenzio

Possiamo trovare varie motivazioni psicologiche per spiegare il rapporto con l'immersione ma la più semplice è proprio la ricerca del Silenzio che troviamo in mare.
Ritornare al Silenzio è come entrare in una Chiesa o in un altro luogo di Culto in cui il Silenzio è rispetto e comunione con se stessi e con gli altri, una delle forme di comunicazione più efficaci.

Per chi si immerge in Apnea il silenzio è fonte di ispirazione e interiorizzazione.

Per chi và in ARA il silenzio è rotto solo dal proprio respiro portandoci a quei ritmi che ci trasmettono il massimo rilassamento.

In un mondo pieno di rumori la nostra voglia di mare è proprio la ricerca del... Silenzio...

lunedì 4 gennaio 2010

Consiglio dei ministri sott'acqua



Il 17 ottobre dell'anno appena concluso il Consiglio dei ministri delle Maldive si è riunito in una location molto particolare: 4 metri sott'acqua. Oggetto della riunione è stato un problema di estrema gravità, il surriscaldamento del nostro pianeta, che, secondo le previsioni di alcuni esperti, potrebbe portare nel 2100 ad un innalzamento delle acque di ben 2 metri. Un simile aumento del livello dei mari sarebbe mortale per le fantastiche isole asiatiche, che, con la loro altitudine media inferiore ai 2 metri, sono lo Stato più basso del mondo. Da qui la decisione del governo maldivese di riunirsi sott'acqua, con l'obiettivo di dare un segno tangibile ai paesi industrializzati, affinchè si accordino per porre un freno alle emissioni di gas serra. Insomma, anche i grandi capi si sono ritrovati per un giorno con la testa sott'acqua; speriamo che il loro messaggio giunga a chi ha il potere di cambiare la situazione.

sabato 2 gennaio 2010

Squali ...

Il numero di specie di squali che vivono nei mari del nostro Pianeta non è conosciuto con certezza: sarebbero circa 500, da quelli non più grandi di 30 cm a quelli lunghi anche 8 metri; nel Mediterraneo le specie accertate sono circa 80.
Dappertutto, però, gli Squali sono pericolosamente in declino: sarebbero circa il 65% di tutte quelle esistenti le specie minacciate di estinzione. La pesca e la “cucina” sono i colpevoli. Ad esempio, la Cina è il maggiore importante di pinne di pescecane, offerte come piatto tradizionale e ricercato in tutti i ristoranti cinesi.
L’appetito è veramente mostruoso: secondo la FAO, l’Organizzazione delle nazioni Unite per la Pesca e l’Agricoltura, le tonnellate di pinne che dal dorso degli squali finiscono in padella oscillano tra le 400.000 e il mezzo milione tuttavia parliamo di almeno 26 milioni di esemplari, che secondo alcune stime
arrivano però a ben 73 milioni!
Ma, Cinesi a parte, cosa succede in Italia?
Il nostro Paese è il quarto maggior importatore di prodotti di squalo al mondo, dopo Hong Kong, Corea e Spagna.

In Europa, l’Italia è il maggior consumatore di carne e di “tranci”di pescecane (talvolta spacciati nelle trattorie come Pesce spada): nel 2006 le tonnellate consumate sono state oltre 10.000.

E poi pensiamo allo Squalo come l'assassino dei mari...

venerdì 1 gennaio 2010

Il primo post del 2010

Buon Anno a tutti!!!
...E la Tribù è da subito operativa!
Abbiamo deciso di festeggiare l'arrivo del 2010 con un post dedicato ad Amos Nachoum...vi diciamo solo che la foto sopra è la sua.
Chi è? andate a scoprirlo spostandovi sulla sezione di fotografia.