martedì 12 gennaio 2010

I delfini riconoscono i nomi ..."come i Sapiens"

Il loro “linguaggio” è allo studio da molto tempo e non solo per motivi che riguardano la biologia marina o l’ecologia, ma anche perché, per la loro spiccata intelligenza, possano essere “usati” per scopi bellici…magari come kamikaze portabombe…
La specie più studiata è il Tursiope (Tursiops truncatus), che non è l’unica presente nei nostri mari ma che è diventata un pò il “delfino”per antonomasia. I Tursiopi sono studiati da varie Università in tutto il mondo.
Grazie ai loro studi, oggi sappiamo che emettono 3 tipi di suoni: fischi, click e scricchiolii, questi ultimi simili all’abbaiare dei cani. Mentre i click”, ad alta frequenza, funzionano da sonar e vengono lanciati per localizzare qualcosa in mare, anche a notevoli distanze (un pò come servissero da radar o come fanno i pipistrelli con l’eco-localizzazione), fischi e scricchiolii servono a “comunicare”, ovvero a scambiare informazioni con altri individui della loro stessa specie.
Ogni tursiope inoltre, ha una propria voce/fischio caratteristica, chiamata “firma” che può essere anche modulata in vari modi.
Un pò come succede quando pronunciamo il nostro nome, il suono del nome è sempre caratterizzato da un timbro, che fa riconoscere la voce come nostra, rispetto a quella di un altro individuo e, spesso, anche da un “accento” regionale.
Per essere più chiari, se parliamo in inglese a un nostro amico che non conosce questa lingua, egli comunque riconoscerà la nostra voce e saprà comunque chi gli sta parlando.
Nelle acque della Baia di Sarasota, in Florida, alcuni ricercatori dell’Università della Nord Carolina hanno potuto accertare che il fischio che serve da “firma”, ovvero il nome del delfino, può essere riconosciuto come emesso soltanto da quel particolare individuo.
Per provare ciò, i ricercatori hanno registrato il suono completo emesso dai Tursiopi appartenenti a un determinato branco (il fischio e le altre modulazioni) in cui erano presenti individui legati da rapporti di parentela; l’hanno “pulito” dalle intonazioni (l’accento) e lo hanno rilanciato sott’acqua con degli appositi altoparlanti.
Il risultato è stato che in 9 casi su 14 i cetacei hanno dimostrato di riconoscere “il parente”.
Insomma, secondo i ricercatori, i delfini sembra usino i fischi come segnali “referenziali”, come lo sono le parole dei nomi, che possono essere compresi comunque dal timbro di voce e che ne fanno identificare il proprietario, anche se pronunciati in una lingua diversa e con o senza un accento dialettale. Per quanti fischi ci siano nel branco dunque, e con qualunque intonazione
vengano emessi, i delfini sembra che riescano a…dare un nome e cognome a chi li emette.

1 commento:

ilaria ha detto...

...e poi siamo noi umani quelli evoluti...