mercoledì 3 marzo 2010

PESCI DA.....GARA: I TORDI

Se i polpi e le seppie sono considerati inizialmente il massimo per coloro che vagano tra gli scogli con una fiocina in mano ben presto l’istinto del cacciatore e la voglia di migliorare il livello delle proprie catture spinge il neofita a ricercare i primi animali muniti di squame.

Nel Mediterraneo vivono molte famiglie di pinnuti dalle caratteristiche più disparate; tra tutte ne esiste una che molti pescatori subacquei ricordano e che hanno conosciuto approfonditamente fin dalla più tenera età: quella dei Labridi.

L’aspetto che colpisce maggiormente l’attenzione non riguarda certamente la dimensione e la conformazione fisica poiché si tratta in genere di bestioline pesanti poche centinaia di grammi e che al massimo raggiungono il chilo, i due di peso in condizioni eccezionali, ma concerne la loro bella e unica livrea colorata. È difficile trovare dei pesci con un mantello che riveste il dorso e i fianchi così variopinto: ci sono tordi con tonalità opache e altre più vive e smaglianti, tinte che vanno dal verde al blu, dal giallo all’arancione, dal rosso al marrone, dal grigio al nero.
Dopo un attimo di contemplazione visiva scatta nel sub la molla della predazione ma i pesci ci fanno capire subito che abbiamo di fronte dei soggetti scaltri, difficili, a dispetto di ciò che il loro aspetto modesto e dimesso potrebbe far supporre osservazione superficiale. Il problema di un eventuale cappotto non cercatelo nella bontà “prestazionale” del vostro fucile o nella spinta propulsiva delle pinne perché non sono questi gli intoppi principali che si frapporranno tra voi e il mondo dei labridi.


I tordi nell’agonismo.

Parlare di labridi senza nominare il settore agonistico non è corretto dal punto di vista oggettivo. In gara, soprattutto in quelle minori e selettive, spesso si fa punteggio e si vince arpionando tordi. A proposito esistono degli atleti liguri e toscani che al razzolo sono dei veri assi. Per calcolare rapidamente le dimensioni di un labride regolamentare si fa ricorso alla lunghezza di una spanna di un uomo adulto: corrisponde a circa 23/24 centimetri che significa un peso minimo di 250/300 grammi. Qualcuno potrebbe pensare che inanellare una decina di tordi sia un’impresa facile ma se vi capita di partecipare ad una competizione vi rendete conto direttamente che bisognerà impostare un ritmo indiavolato fatto di continue immersioni, percorsi sottomarini a breve distanza dal fondo, riflessi rapidissimi e ottima mira.

Raccomandiamo a tutti i pescatori di non accanirsi indistintamente su tutti i componenti della famiglia dei labridi, soprattutto evitando di accanirsi sugli esemplari più piccoli ma di selezionare quelli che per dimensioni e qualità culinarie giustificano la loro cattura.

Il tordo classico denominato volgarmente verdone (Labrus turdus) ha una livrea coperta di squame piuttosto grandi di colorazione bruno verdastra sfumata verso il ventre in giallo rossastro; spesso supera il chilo di peso. Vive in un ambiente misto di alghe e roccia.

Il principe della categoria è il tordo marvizzo (Labrus bergylta). Può arrivare ai 60 cm di lunghezza e 2 chili di peso. La colorazione è assai caratteristica e varia in base al sesso: fondo rosso-verde con sfumature bluastre e punteggiatura bianca e rossa. In gergo viene definito cagnaccio per la sua bocca irta di dentini oppure ciliegia per la sua livrea. Ama intanarsi in fondali a predominanza rocciosa e lo si trova a medio alta profondità.

SCHEDA RIASSUNTIVA:

Ambiente: E' una specie costiera e si trova su fondi rocciosi e sulle praterie di Posidonia oceanica o in mezzo alle alghe, anche a bassissima profondità. I grossi esemplari preferiscono fondali più alti, intorno ai 15 metri e oltre.

Descrizione: Questa specie ha il corpo fusiforme, compresso lateralmente, con testa più lunga dell'altezza massima del corpo. Le squame sono evidenti e lungo la linea laterale se ne contano da 43 a 47 (caratterizzate da un tubetto laterale). Presenti anche da 7 a 9 serie sulle guance. La linea laterale è molto visibile e segue il profilo dorsale fino al termine della seconda dorsale, per abbassarsi di colpo al centro del peduncolo codale.La bocca è munita di labbra carnose e porta su ogni mascella, una sola fila di denti conici tutti liberi e non saldati. Sulle mascelle sono in numero variabile da 15 a 30 in rapporto alla taglia dell'animale, e quelli anteriori robusti e notevolmente sviluppati. L'orlo inferiore del preopercolo è liscio e quello posteriore quasi sempre liscio, soprattutto nei grossi esemplari. L'occhio è piccolo e le narici, due per lato, poco appariscenti. L'unica pinna dorsale conta un maggior numero di raggi spìnosi e l'anale, che ha tre raggi spinosi, è opposta e simile alla parte molle della dorsale. La codale è corta e spatolata, le pettorali tondeggianti e le ventrali inserite in posizione toracica. La colorazione è molto variabile, distinguibile in tre tipi: verde, verde giallo mista e rossa. Vi sono esemplari completamente verdi, di una bella tinta smeraldina, altri verde giallastri con una stretta fascia longitudinale biancastra, che va dal bordo posteriore dell'occhio fino alla coda e altri marmorizzati con tinta di fondo rosso vinacea o arancio e macchie bianche, senza tracce di verde e arancio con macchie e fascia bianca. Le pettorali sono in genere gialle o verdi e le pinne impari della tinta del corpo e maculate. L'occhio ha iride arancione bordata esternamente di verde.

Dimensioni: Può raggiungere 45 cm di lunghezza totale, ma raramente si trovano esemplari superiore ai 37 cm.

Biologia: Ha l'abitudine di riposare giacendo coricato su di un fianco. La riproduzione risente di un ermafroditismo proteroginico (la fase femminile è più o meno prolungata; gli individui superiori ai 38 cm sono sempre maschi) e avviene nei mesi di febbraio-marzo, ma non sono noti né stadi larvali ne giovanili. E' carnivoro e si nutr di molluschi, crostacei, anellidi e altri invertebrati. Si cattura con le gangamelle, con le nasse, i tramagli e abbocca facilmente alle lenze.

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