martedì 7 febbraio 2012

Galata - Museo del Mare: sulla rotta dei migranti



Il Galata - Museo del Mare di Genova continua a parlare dei migranti italiani e lo fa proponendo un nuovo percorso. Il mare non è solo quello che c'è sotto ma è anche la nostra storia!

Dall'Italia al resto del mondo, sulle rotte dei 29 milioni di italiani che tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del secolo scorso sono emigrati in cerca di fortuna. E' il viaggio nella memoria e nelle migrazioni proposto dal nuovo allestimento permanente del Galata Museo del Mare di Genova. Un percorso di emozioni e sensazioni, al terzo piano del più grande museo marittimo del Mediterraneo, con più di 40 postazioni multimediali per raccontare come le migrazioni segnino la società italiana.

I visitatori, una volta entrati, indossano i panni virtuali del migrante, con tanto di passaporto che lo trasforma in uno dei venti migranti - famosi e non - dei quali è stata ricostruita la storia. ''Tra loro anche Rodolfo Valentino - ricorda Campodonico - che partì povero da Genova e trovò fama in America''.

Dopo aver attraversato la ricostruzione dei carrugi della Genova dell'Ottocento, l'imbarco avviene attraverso la ricostruzione del piroscafo 'Città di Torino'. Suggestiva la ricostruzione dell'imbarcazione: da un camerone con le cuccette riservate agli uomini alla seconda classe, con cabine a quattro letti, dall'infermeria alla cabina del commissario di emigrazione che sorvegliava i passeggeri. Non mancano poi la cella, dove veniva imprigionati i passeggeri violenti, il refettorio e la sezione femminile, con letti un pò più grandi per le mamme che avevano con sè i bambini.

''Il viaggio è diretto alle tre destinazioni storiche degli italiani, l'Argentina tra 1860 e il 1880, il Brasile tra e il 1880 e il 1892 gli Stati Uniti con Ellis Island dal 1892 in poi'', spiega il direttore del Museo, Pierangelo Campodonico. Il primo approdo è quello della Boca, appena fuori Buenos Aires, il quartiere dove si insediarono i liguri nella prima metà dell'Ottocento, con le sue case dai colori vivaci e le note del tango e della milonga diffuse da un grammofono a 78 giri.

La seconda tappa è invece il Brasile, tra le piantagioni di caffè e la foresta tropicale che a partire dal 1880, e fino al 1892, attirarono quasi 2 milioni di persone. ''Cittadini padani chiamati dai fazenderi - racconta il direttore del museo - per lavorare nelle piantagioni, mentre friulani, veneti, trentini e lombardi si avventurarono nelle foreste dove fu loro concesso un appezzamento di bosco''. L'ultima destinazione è quella di Ellis Island, dove l'emigrazione era selezionata da psicologi che valutavano le capacità intellettive dei singoli migranti.

Dall'emigrazione il visitatore entra nel mondo dell'immigrazione. ''Una stazione - spiega Campodonico - ricorda, con le immagini storiche, che l'immigrazione non è una questione di oggi ma è iniziata a partire dagli anni '70''. La sezione ne ricostruisce la storia: parla dei viaggi disperati di gente partita anche a piedi dal Paese d'origine, in certi casi attraversando il deserto prima di potersi imbarcare e approdare a Lampedusa.

Di questi viaggi, spesso drammatici, segnati anche dalla perdita di numerose vite umane, è testimonianza, nell'ultima postazione della mostra, un ''barcone'' originale che servì a un gruppo di immigrati per raggiungere l'Italia. In esposizione sono anche gli oggetti rimasti a bordo dopo lo sbarco: giubbotti di salvataggio, un corano, una tazza. ''Questo padiglione - conclude Campodonico - ricorda che il fenomeno dell'immigrazione non è solo legato all'emergenza ma anche al mondo del lavoro e alla scuola, realtà della quale gli stranieri oggi sono una componente molto importante''.


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