lunedì 6 agosto 2012

Scandalopetra: come gli antichi greci


Domenica diversa dal solito quella appena trascorsa!
Con il nostro amico Leonardo D'Imporzano siamo ritornati all'antica Grecia con la SCANDALOPETRA.
Ne avevamo già parlato tanto tempo fa... soprattutto per spiegare cos'è la scandalopetra... quindi intanto vi riportiamo il testo di quel post giusto per rifrescare le idee e poi vi lasciamo a qualche scatto di prova.

"La scandalopetra è una «pietra» fatta, di solito, da marmo o granito, con angoli arrotondati, forma idrodinamica e peso che varia tra i 7 e i 14 chili. Per secoli è stata l’unico strumento ausiliario degli apneisti e il suo uso risale all’epoca di Alessandro Magno. L’apneista–pescatore aveva la mano legata alla pietra tramite una piccola funicella. La scandalopetra stessa era legata con una corda alla superficie (barca), rappresentando cosi una sorta di cordone ombelicale. Questo «legame» pietra–pescatore-barca ha dato sicurezza per secoli a questo tipo di immersioni. Si ritiene che sia il modo più sicuro di immergersi.
Ma perchè è considerato il modo più sicuro?
Perchè il consumo di ossigeno è minimo, visto il numero molto ridotto di movimenti, e poi perchè in un'immersione di questo tipo non si è mai soli: infatti serve un compagno per dare e tirare la cima con la pietra; la cima ogni 5-10 metri è segnata quindi conosce la profondità a cui si trova l'apneista; inoltre, in qualunque momento lasciando la pietra si torna in superficie ed in superficie quello che dà la cima, il colauzeris può frenare la fune interrompendo la discesa.
Sfruttando certe tecniche la pietra poteva servire da timone, freno, acceleratore: tenendo la pietra davanti, nei primi metri di immersione si acquista bassa velocità; tendendola a metà una velocità media; tenendo la pietra sul dietro una velocità alta.
Le uniche difficoltà sono legate al fatto che durante la discesa l'apneista deve abituarsi alla visione senza maschera ed affrontare il termoclino (essendo senza muta).
Una volta tuffatosi dalla barca, il pescatore non lasciava più la pietra. Arrivato sul fondo la teneva sotto braccio, da zavorra, raccogliendo più spugne o ostriche che poteva.
Per risalire bastavano 2 o 3 strattoni con la corda e i compagni in barca, che gli lasciavano corda durante la discesa, cominciavano il recupero dalla superficie, tirando su sia la pietra che il pescato e il pescatore.
L’apneista poteva anche risalire autonomamente tirandosi lungo la corda mentre i compagni la recuperavano, tenendola in posizione più dritta e verticale possibile per motivi idrodinamici, di peso e di velocità del recupero dalla superficie.
L’immersione con la scandalopetra è stata praticata, nelle isole del Mar Egeo, specialmente nell’isola di Kalymnos, fino al 1960 ed è stata sostituita da scafandro, narghilè e bombole.

Senza dubbio per noi italiani l'immersione più nota con scandalopetra è quella effettuata da Haggi Statti che il 14 luglio 1913 recuperò l'ancora persa dalla nave della Regia Marina Militare Regina Margherita."



Una nuova esperienza per gli apneisti... da provare!!





Nessun commento: