giovedì 5 giugno 2014

Ritorna il progetto Meteomeduse

 
Dal 2009 è attivo un progetto di ricerca che studia le meduse nel Mar Mediterraneo anche grazie al contributo dei cittadini. Questo progetto di citizen science, chiamato "Occhio alla medusa", è considerato globalmente come quello di maggior successo nell'ambiente marino.
 
Partecipare è semplice: basta segnalare, anche con una foto, gli avvistamenti di meduse, o di quelle che si pensa siano meduse e che invece sono altri membri del cosiddetto macrozooplancton gelatinoso, servendosi di un'apposita pagina web, o di una app per smartphone.
 
Grazie alle segnalazioni di pescatori e amanti delle immersioni provenienti dal golfo di Venezia e da quello
di Trieste, Boero e colleghi hanno scoperto una nuova specie: Pelagia benovici, urticante, con dimensioni comprese tra 30 e 55 centimetri.
Sempre grazie alle segnalazioni dei cittadini, dall'inizio del progetto è stato possibile seguire un fenomeno importante dal punto di vista biologico e ambientale, ovvero l'invasione di specie aliene. Si tratta di meduse che non sono autoctone del Mediterraneo, ma che vi sono giunte passando dallo stretto di Gibilterra o dal canale di Suez, magari trasportate dalle acque di zavorra delle navi che provengono da altre aree del mondo. Di solito la differenza tra le condizioni ambientali del punto di partenza e quelle del punto di arrivo stronca sul nascere la proliferazione degli invasori. In alcuni casi però questo non avviene e le conseguenze possono essere devastanti.
Lo ctneforo Mnemiopsis leidyi per esempio (gli ctenofori non sono propriamente meduse, ma loro parenti non urticanti) è arrivato negli anni ottanta nel Mar Nero a bordo di petroliere americane. La successiva proliferazione ha provocato un crollo della pesca, perché M. leidyi ha sviluppato popolazioni enormi che hanno mangiato i piccoli crostacei di plancton di cui si nutrono le larve dei pesci, oltre alle uova e le larve degli stessi pesci.
 
Quindi fate le vostre segnalazioni andando al link sottostante!
 

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